Dopo 4 anni di blog su Splinder Parole per dire Anima si sposta causa di forza maggiore. Ringrazio i 23.487 visitatori del vecchio sito dando a loro e ai nuovi il benvenuto nel nuovo blog.

Il cielo è ancora di nuovo azzurro dopo il temporale, di nuovo piccole nuvole bianche galleggiano nello smalto turchese che si intravede tra i rami degli ippocastani. Leggero un vento da Sud mi porta profumi lontani e un ricordo di tempi andati. Vengo da un remoto passato, da un continente scomparso, da memorie tramandate. Vengo da uno ieri lontano, da una distante memoria, da profondità assolute. Vengo da foreste carbonizzate, da oceani prosciugati, da atlantidi sommerse. Vengo da leggende antiche, da strade non tracciate, da un paese dimenticato. Vengo da notti di mille stelle cadenti, da grotte sottomarine, da minareti e ziggurat mesopotamiche. Vengo da fiumi e cascate fumanti, da incendi di praterie, dai giardini pensili di Babilonia. Vengo dagli accampamenti dei pellerossa, da canti intorno al fuoco, dal giro della pipa sacra. Io Vengo dalla pianura di Stonehenge, dai templi di Abu-Simbel, dalla valle di Goreme. Vengo da un sogno di delfino, dalla barriera corallina di Sharm-el-Sheik, e da quella di Marsa-Alam, da Elphinstone Reef e da Ras Samadhai. Vengo dall'isola di Rapa-Nui, dalle piramidi atzeche, e di quelle di Giza. Vengo dal ghiacciaio di Roseg, sulle Alpi dopo S. Moritz, dal castello Bunchrew ad Inverness, dalla caldera di Kallisté. Vengo dai mille monumenti e ruderi di Roma, dalle rovine di Pompei, dalle scogliere delle Isole Faroe. Vengo dalle guglie di Milano, dalle Dolomiti, dalla foresta di Camaldoli. Vengo dalle città sotterranee di Cappadocia, dall'Oceano ad Oporto, dalle paludi di Coto Donana. Vengo dalle piazze di Lecce, dalle scogliere di Finis Terrae, dal mare di Otranto. Vengo dalle sabbie del deserto, dai monti dell'Atlante, dalla via della seta. Vengo da Mont S.Michael, dall’acropoli di Atene dal mare delle Cicladi, dai monasteri delle Meteore dai quadri di Caravaggio, dalle poesie di Neruda e di E. L. Masters, Vengo dal mio sogno di volare, dall'idealismo del Che, dai libri di Richard Bach, dal suo gabbiano Jonathan Livingston. Vengo dai racconti di Eminghway, dalla follia geniale di Picasso dal fortepiano di Mozart, dall’Isola Tiberina al centro della mia città Vengo dalla visione di Tashunta Witko, dalla tragedia del suo popolo, Vengo dalle canzoni dei Beatles, dai tasti bianchi e neri del mio pianoforte, dalle corde delle mie chitarre. Vengo da questi e cento altri posti, vengo da ieri e da domani, dai miei sogni e dalle mie speranze, dai libri che ho letto e dalle musiche che ho ascoltato. Da lontane favole e ballate di druidi e melodie celtiche, da notti di birra e onde di mari e marinai, da amori andati e da volti dimenticati, da amici perduti e amici ritrovati, da segni, sogni, bisogni, da velocità a due ruote e voli a quaranta metri sott'acqua, da cani randagi e altrettanto randagi gatti, da quadri e monumenti, da fuochi, fumi, chitarre e lune, da lacrime, errori, andate e ritorni, da treni, città, Vengo da tutto questo e da molto altro ancora. Vengo da tante altre cose che non riesco a ricordare, ma sono quello che sono proprio per questo, ed è quello che sono che posso darti, e non altro, niente di più o niente di meno, questo e non altro.

lunedì 25 giugno 2012

Ricordi



Arrivano. Con passo felpato, silenzioso e vigliacco
Arrivano che non li aspetti e nemmeno vorresti
Ma arrivano, e non puoi farci niente mentre

Hai lo sguardo perso nel movimento delle onde
Oppure mentre cerchi una risposta filosofica
Nell’apparente immobilità del fiume
O nella ricerca di un senso nel bianco orlo di una nuvola di pioggia.

Arrivano. Colpiscono duro, senza preavviso o rumore
Arrivano e scavano un solco tra te e il tuo presente
Ma arrivano, e schiantano il resto intorno mentre

Rimani immobile a guardare un bambino correre nel prato
Oppure mentre aspetti un tram sotto una pioggia inattesa
Nell’impossibile rumore che fa ogni mattino che sorge
O nella ricerca affannosa di dare un senso agli errori che ripeti.

Arrivano. Arrivano sempre. In un lampo accecante
Arrivano come la luce d’agosto alla fine del buio di una galleria
Ma arrivano, dapprima sfocati e tremolanti poi netti e decisi, mentre

Ripensi alle parole d’amore non dette e che non puoi più dire
Oppure nel momento esatto nel quale senti un suono creduto perduto
Nell’assurdo silenzio di un giorno che muore nel sangue del suo tramonto
O dalla tua stessa voglia di capire e sapere il peso delle cose.

Arrivano. Arrivano contro la tua stessa volontà senza dichiararsi
Arrivano e ti abbandoni a loro come all’abbraccio del mare
Come al calore dei fianchi di lei, come al sonno dopo giorni di fatica.

Ti lasci attrarre ed attraversare, atterrare ed atterrire
Ti lasci prendere e perdere, perdonare e per donare ancora una volta
Li senti stracciare il tuo giorno e la tua pelle, scavare e scavalcare
Li senti mordere il tuo cuore e morire alle tue lacrime.

Ti trasportano indietro, (l’unica possibile macchina del tempo)
A tempi di te bambino o amante appassionato, a sbronze e chitarre
Indietro a ieri lontanissimi e creduti cancellati, ai sorrisi di tua madre
Ai giorni di tuo padre intorno a un tavolo di cucina a ridere di niente

Ti portano indietro a bicchieri svuotati ad amori svaniti
Ai tempi di emozioni consumate con la stessa vorace velocità
Indietro a un riflesso sull’acqua, ai sorrisi di lei e ai suoi sospiri
Ai giorni delle scelte giuste e a quelli delle scelte sbagliate

Ti portano indietro ai giorni del giardino dei melograni e della neve a Roma
Ai tempi delle prime immersioni e della ragazza delle fragole al ponte
Indietro ai giorni degli amici per sempre e dei per sempre che duravano poco
Ai giorni delle corse senza affanno e a quelli degli affanni senza corse.

Ti portano indietro ai giorni che vorresti e a quelli che non vorresti
Ai tempi di matrimoni e a tempi di funerali, alle primavere e alle prime sere
Indietro ai giorni che eri un lupo e a quelli che eri un agnello
Ai giorni che oggi era domani e domani chissà cos’era.

Arrivano. Arrivano e fanno un male dolce e aspro, leggero e inguaribile.
Arrivano. Per fortuna. Arrivano.


sabato 23 giugno 2012

Cyrano. O il coraggio di se e il gusto della sfida


Parlatemi!
Cosa avete da guardare? Credete ch’io non sappia?
Credete che non veda il vostro sguardo abbassarsi?
Credete che non vi conosca uno per uno, vizio per vizio?
Voi e la vostra piccola, inutile vita senza orgoglio?
Vi conosco da sempre, voi col naso corto e diritto
A sbirciare o a ridere di me, vi conosco da sempre
Da bambino avevo i vostri scherzi alle spalle,
Da adulto ho le vostre burle solo di nascosto
Avete più paura della mia spada che delle mie parole
Ma è dalle mie parole che dovrete difendervi ora.

La luna che illumina la notte mi fa da riflettore
Ed è come se fossi primo attore sulla scena d’un teatro 
E gli occhi chiusi delle case addormentate nel silenzio
Saranno platea e balconata, loggione e fondo scena.

Eccomi a voi ipocriti lacchè, sono Cyrano il poeta
Lo so, so bene che la cosa vi fa ridere di me e del mio naso,
Ma le mie parole san ferire quanto la mia spada
E sapete bene che nessuno sfugge, se voglio, alla sua lama,
Da sempre il mio naso è oggetto dei vostri scherzi
Di me si dice tutto male e niente bene e ne son fiero
Sono Cyrano, cavaliere e poeta solo questo è vero
Attaccabrighe, superbo, scontroso ed intrattabile?
Caspita che nomea,  ma confesso è vero e coltivo il vostro odio!
Ma anche senza paura, macchia o debito o disonore,
Da sempre mai amato e sempre solo ma sempre pieno d’amore.

Cosa credete inutile ombre alla mia vista? Cosa ridete?
Credete che non sappia? Pensate non capisca? Come osate!?!
La mia anima è grande che nemmeno potete immaginare
La mia anima è luminosa che non saprete nemmeno comparare!
Il mio naso fa ombra solo a voi, piccoli inutili marrani,
Per me è solo il centro del mio volto, che mai abbasso e mai si china!

Da sempre amo lei, da sempre solo lei, da sempre amo lei sola
L’unica che guardo e non mi ride appresso
L’amo senza che sappia, amo Rossana.. ecco, lo confesso
L’amo senza mai dirlo o lo faccio dire ad un altro
Che non sa proprio come fare, come mettere insieme due sole parole
E saper da lei amati i versi miei è come avere un bacio
È come se l’avessi tra le braccia ed al mio fianco
Perché è me che ama, la mia anima la strazia
È il mio cuore che scrive e la lega a lui senza che lei lo sappia
Perché l’amore è quello che dai senza mai dirlo o senza dirlo spesso
L’amore che non chiede e che non sai che fare
L’amore, quello vero non chiede niente in cambio
Amore è amare non certo essere amati.

Cosa volete che io faccia, cosa potrei mai fare in questa situazione?
Lui è l’amico che da sempre ho voluto, lei l’amore che da sempre anelo
Lui ama lei e da lei è riamato, lui è bello e lei un angelo caduto sulla terra
Lo spirito di lei ama le mie parole che Christian non sa nemmeno pronunciare
E cosa posso fare se non continuare ad amarla sopra ogni cosa,
Amarla sopra la voglia che ho di lei e da lei essere amato?
Non svelerò l’inganno, e celerò in me il tranello che nulla lo riveli
Ora che la guerra mi separa ancora da lei e dal mio sogno
Rossana, alla quale continuerò a scrivere le mie lettere d’amore
Con il nome di Christian sulla penna e il mio cuore nell’inchiostro
Ora che ogni giorno potrebbe essere il solo e l’ultimo davvero
Non saprà mai che ero io sotto il balcone a carezzare il suo cuore,
E farò i conti  con le mie bugie solamente se lo chiederà il Signore.


Parlatemi!
Cosa avete da guardare? Credete ch’io non sappia?
Credete che non veda il vostro sguardo abbassarsi?
Credete che non vi conosca uno per uno?
Voi e la vostra piccola, inutile vita senza orgoglio?
Vi conosco da sempre, voi col naso corto e diritto
A sbirciare o a ridere di me, vi conosco da sempre
Avreste ragione solo se sapeste l’amara verità
Nessuno ha potere sul destino e sulla vita, tanto meno un poeta
Un poeta vive nel suo mondo e nel suo sogno, nei suoi ideali.

E i suoi ideali sono sempre al disopra delle cose e della vita
Al di sopra del giorno e della notte, oltre lo scoglio, oltre la fatica
I miei ideali poi son cosi strani che non posso nemmeno nominarli
Son cosi limpidi e sereni che a volte non riesco nemmeno a guardarli
I miei ideali sono gli stessi di quando avevo solo vent’anni, ne sono contento
E ora che ne ho quasi cinquanta li vedo ancora accanto a me, contro il tempo,
La verità è che il tempo ci sconfigge tutti, senza alcuna pietà o rimorso,
Il tempo è un fiume in piena e tutto travolge, non c’è modo di vincere
Non c’è modo di giocarlo nemmeno barando con le mie misere parole.
Christian è morto durante la guerra anni fa (una palla in pieno petto)
Ed io non ho  mai tradito il nostro segreto, il nostro inganno
E Rossana l’ama ancora come il primo giorno e niente sa di me
Tranne che sto morendo per una stupita imboscata
Di uno di voi stolti e piccoli imbroglioni che come sempre
Solo alle spalle poteva starmi e colpirmi con l’inganno.

Conservo la memoria della mia ultima lettera e solo ora
Che lei viene a salutare il moribondo suo cugino
Dolce Rossana, mio solo unico amore, potrei rivelarle
Che il suo cuore è mio da sempre, pur non avendolo avuto mai
Potrei se fossi uno di voi, un minuscolo essere senza orgoglio
E se sapesse la lascerei vedova due volte e non lo voglio.
La vista mi si annebbia il vento mi scuote come foglia e tremo tutto,
La sento, è lei Rossana, nel suo eterno abito di lutto,
Mi parla e non la sento, ascolto solo il suo cuore e il mio che batte
Vorrei parlare ma non escono le mie parole che in un sussurro,
Il suo odore mi inebria ed il suo corpo mi tenta ancora.
Lei dice che mi vuole bene e che non posso abbandonarla anche io
Come Christian promettendole di tornare nella sua ultima lettera.

Ed io non tengo mi vengono alle labbra le sue, no! Le mie parole
E le recito come l’ultima preghiera, come un salmo alla mia fede
Le conosco a memoria, l’ho già detto, sono mie e sono per lei
Allora come ora, e allora come ora sono un commiato
L’ultimo e l’eterno.
Dalla vita, dal sole e dalle risate.
Dal vino, dalle battaglie, dalle sue labbra.
Rossana capisce il mio inganno e la sua anima si spezza
Lei piange.
Io muoio.

La luna cala.
Il resto non lo so.
Esco di scena. 

giovedì 31 maggio 2012

Human be/Esseri Umani

We are like leaves
In the storm’s fierce breath
We are waiting for
the wind will be calm and give us peace
While we are looking for the sense of this vortex
Gripped by something that is invisible.

We dance
Raised by music
Our soul hovering over the dying day
We dance
Owned by the music
Crossing the border that reality draws

There aren't answers that are true
Surely too many unanswered questions
We want a peace that denies our nature
We are only small beings of uncertain future
We would like to know, but we can only hope
We dream certainties picking up debris

We climb each day beyond the limit
That every dawn draws annihilating the night
we delude ourselves to  create something that survives
By engaging in a game with loaded dice
Drawing projects on torn parchments
Forgetting, each time, that nothing is in our power


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Siamo come foglie
Nel soffio feroce della tempesta
Stiamo come in attesa
Che il vento si calmi dandoci pace
Mentre cerchiamo un senso a questo vorticare
in preda a qualcosa di invisibile.

Danziamo
Sollevati dalla musica
Librando la nostra anima oltre il giorno morente
Danziamo
Posseduti dalla musica
Oltrepassando il confine che la realtà disegna
Non ci sono risposte che siano vere
Sicuramente troppe inevase domande
Desideriamo una pace che neghi la nostra natura
Siamo solo piccoli esseri di incerto futuro
Vorremo sapere, ma non possiamo che sperare
Sogniamo certezze raccogliendo macerie

Ci arrampichiamo ogni giorno oltre il confine
Che ogni alba disegna annichilendo la notte
Illudendoci di costruire qualcosa che sopravviva
Impegnandoci in una partita con dadi truccati
Disegnando progetti su pergamene strappate
Dimenticando, ogni volta, che nulla è in nostro potere.

Quijoite



Credete solo a quello che volete.
Credete solo a quello che vedete.
Per questo pensate ch’io sia pazzo?
Per questo osate dare a me del pazzo?
Sinceramente non capisco, son costernato!
E’ la mia pazzia o la vostra a lasciarmi stupefatto?
Non sono certo io il folle, se il savio crede solo a quel che vede!
 
Fate come vi pare, comunque la cosa non mi tocca,
Il vostro silenzio mi basta e avanza
Cosa pensate, credetemi,  non mi interessa,
Cosa bisbigliate tra una bottiglia e l’altra non mi riguarda
Si lo so per certo che ridete di me e del mio cavallo,
Ma cosa pensate mi interessi del giudizio di folli come voi?

Cosa farete della vostra vita è affare solo vostro.
Io so certo cosa farò della mia esistenza,
Certo non invecchierò seduto alla poltrona
Mentre il mondo precipita in rovina,
Il cavaliere sono io, decido io per me
Pensate che non sappia starmene da solo?

Cavalcare non mi stanca, l’avventura è la mia vita
Stare in poltrona a scaldare il cuscino non è il mio destino.
Cercare e uccidere Giganti, vegliare e proteggere ragazze
Questo è quello che voglio, questo di certo quello che cerco.
Il mio nome… messeri?
Non vi direbbe nulla e di certo non lo conoscete

Il mio nome è più nobile di quello di ognuno di voialtri
Ubriaconi e fannulloni che credete che a voi non tocchi mai
Che sempre qualcun altro penserà a risolvere i problemi
E poi siete sempre i primi a criticarlo e prenderlo per folle
Avete sempre una migliore soluzione ma mai la decisione. 

Cosa pensate che mi importi delle vostre chiacchiere e risa
Cosa credete che mi pesi il vostro inutile giudizio?
Non credete siano giganti quelli che laggiù muovono le braccia?
E cosa potrebbero mai essere visto che mi sfidano a duello?
Mulini, dite? Siete dei folli e non vi darò retta.

La mia vita è ormai decisa e consacrata, vita o morte
E non ci saranno alternative, io e il mio Sancho verso il sole
Le stagioni del sole finisco lo sai proprio quando ti accorgi
Di amarle più che mai e non ho tempo da sprecare
Dulcinea mi aspetta con amore e pazienza
I suoi occhi vedranno il mio futuro e se morissi nell’impresa
Le sue labbra canteranno la mia vita oltre la vita
I suoi occhi piangeranno la mia fine ma sorridendo per amore
Non ci sono alternative a quello che voglio e decido
Una sola vita non mi basterebbe, quindi meglio fare in fretta

Andare.

Dove mai sapreste arrivare neanche se vi conducessi.
Dove non osereste per paura di non poter tornare.
Andare e misurarsi con il fato ed il destino
E vincere o morire nell'impresa.
Che poi è  lo stesso il fine.
Essere immortali.

Al contrario di voi.
Polvere di nulla.

venerdì 4 maggio 2012

Disegnammo...


Disegnammo traiettorie
Pianificando spostamenti;
Organizzammo strategie
Tracciando itinerari;
Progettammo percorsi
Ipotizzando tragitti;
Immaginammo rotte
Tratteggiando deviazioni.

Avremmo voluto sapere la nostra vita
Poterla decidere con anni di anticipo
Riuscire a vederla, nitida e lucida
Come dall’alto di una torre di guardia
Lo sguardo a percorrere l’orizzonte
E tutta la terra fin dove l’occhio si posa.

Saper leggere le nebbie lontane e le ombre
Riuscire a intuire dove vanno le nuvole a svanire
Decifrare il percorso dei venti e i tutti i loro nomi
Conoscere il perché di ogni decisone a venire
E di come ogni cosa sarebbe stata diversa dopo
Leggere nella sabbia il destino e ogni futuro.

Siamo qui ora come non sapevamo sarebbe stato
Dove non avremmo immaginato sarebbe stato
Ad imparare la vita da una foglia che cade
Ora che sappiamo che è inutile organizzare
Che la vita ha il suo bello nel saper sorprenderti
Proprio nell’istante nel quale non aspetti più niente.
La vita arriva.

Avremmo Voluto....


Avremmo voluto la nostra vita
Disegnata e sicura come l’ O di Giotto
Veloce, netta,
Geniale e perfetta

Avremmo voluto fosse stata così
Come sognata da bambini
Serena, diritta
Assoluta ed asciutta 

Avremmo voluto che fosse stata lenta e saggia
Un cerchio perfetto, senza esitazioni,
Acqua che scorre al mare senza fermarsi alla spiaggia
Una geometria euclidea senza troppi teoremi,

Un anello senza inizio e possibilmente senza fine
Come forse in effetti è ma non sappiamo vedere
Il cerchio è così grande che ne perdiamo il confine
Che il suo disegno non sappiamo raggiungere

Ne vediamo solo l’arco che il nostro occhio raccoglie
E sembra una retta che non sappiamo dove parta
Una strada di settembre lastricata e colorata a foglie
Una strada che percorriamo ciechi non sapendo dove porta
 
Avremmo voluto la nostra vita
Come un prato ai limiti del mare
Azzurro e verde e sole a colorare
Niente sabbia o sassi a sbucciare le dita

Avremmo voluto fosse stata così
Come disegnata nei cartoni animati
Colori pastello e pochissime ombre
E alla fine tutti contenti ed innamorati

Ma oggi ho visto morire mio padre
Come un passero inchiodato ad un filo spinato
Il respiro veloce ed affamato dell’aria che manca
Il cuore che si affanna a pompare sangue
Nessuna parola solo un sorriso accennato
Uno sguardo che non sa, nemmeno spaventato

Avremmo voluto almeno sapere
Se non proprio il perché, almeno il come
Avremmo diritto di sapere
Se non proprio tutto, almeno una porzione

Noi che crediamo di sapere dove nasce
Noi che non vediamo dove finisce
E tutti i giorni ci illudiamo non finisca
Trascinandoci in un altro giorno di angosce

Non ci resta che continuare ad andare
E se capiterà che inciamperemo sappiamo cosa fare
Basterà rialzarsi e spolverarci la giacca e le mani

E imbarazzati guardarci intorno sorridendo leggeri:
“Tranquilli, non è successo niente; sto bene come ieri”
E stringendo i denti arrampicarci al domani.

lunedì 19 marzo 2012

Io come Mio Padre

Guardo mi padre seduto alla poltrona
Di fronte alla tivù che nemmeno sente
Guardo il suo profilo di aquila ormai sola
E so che è quello che sarà il mio profilo
La curva del mento e gli zigomi forti
(Mentre è di mia madre la bocca e il naso)
Guardi i suoi occhi verdi un poco velati
La bianca barba, la mano destra che trema
E non posso non pensare a cosa la sua mente pensi:
E quanto ricordi del tempo passato
Il mare da bambino, il primo aquilone in volo,
Le cicale in orchestra, i giochi in cortile da solo.
I quaderni con la copertina nera,
Il panino col formaggio e la maestra severa
Il vento che sposta le dune, le strade di Roma
La guerra e la gioia di essere padre
La vita che scorre e il terrore di essere padre
E dei passi perduti, delle occasioni colte e lasciate
Di quanto capitato e non voluto
Dell’amore e degli innamoramenti andati
Di quello che era prima di essere padre
Del giovane che correva dietro ad un pallone
E che imparava a nuotare prima di camminare
Dei ricordi della morte e della guerra
E ci sono miei ricordi che si mischiano ai suoi
E che sono quello che sono proprio per quei ricordi
e per i suoi sogni che sono diventati i mei
Nonostante tutto, nonostante lo neghi.

E capisco che oggi vive per l’oggi
Che il domani è qualcosa che spetta alla giovinezza
E che il futuro è un tempo difficile da declinare
Mentre il passato ad un certo momento
È un tempo difficile da ricordare
E che ogni alba che rubi alle tue notti
È ogni giorno che speri di veder tramontare.
E questo è tutto.

giovedì 26 gennaio 2012

L'amore è una cosa da coraggiosi


Volano a mille, bruciate dal freddo, nugoli di foglie
L’inverno soffoca il sole con scialli di nebbia
Sembra che sia già notte, eppure notte non è
Il mio respiro si trasmuta in nuvole anche lui
Sono giorni che aspettiamo la neve.

Come altre volte sei vicina, ma sembra tu sia lontana
Vedo i tuoi pensieri perdersi in antichi ricordi
Vedo i tuoi occhi assentarsi dall’attimo presente
A frugare in angoli oscuri a cercare sanguinose ombre
In trepidante attesa di pietosi assassini.

E scopro, come fosse un tesoro, una santa verità
Che l’amore è una cosa da coraggiosi.
E’ da coraggiosi o da folli, che forse è lo stesso
Da folli o da disperati, che non è detto sia l’uguale
Ma certo è una cosa che richiede,almeno, coraggio.

Che aprirsi il petto con le proprie stesse mani
Aprirsi il petto e strapparsi il cuore dalle vene
Lasciare che guardi la verità e ascolti il vento
Esporlo al giudizio non considerarne il dolore
Non è una cosa che sia semplice da fare

L’amore è, senza dubbio, una cosa da coraggiosi
Una cosa da avventurieri e banditi da strada
L’amore è una cosa che si affronta senza armi
E dalla quale è impossibile uscire senza ferite
L’amore è una cosa che non concede tregue

Ti guardo e sorridi con la bocca e con gli occhi
E sono arreso e vinto e per quanto coraggioso
Sento le gambe tremare e sento il cuore stordirsi
E so che anche se sembro perdermi, ho vinto
Perché ho combattuto e l’amore mi ha ferito

Ma ora tu, nonostante tutto il mondo intorno
Ora tu, oltre ad essere incredibilmente mia
Finalmente ti abbandoni e deponi le armi
Abbracci la mia follia e il mio cuore impavido
Ché l’amore, ricorda, è una cosa da coraggiosi

E, ti fidi di me.